Caldaie bifuel, per riscaldarsi senza inquinare

Caldaie bifuel, per riscaldarsi senza inquinare

Category : Tecnologia

Si sa che neppure tra le pareti di casa siamo al sicuro dall’inquinamento. In inverno, poi, la maggiore richiesta di energia legata al riscaldamento domestico può contribuire ad aumentare l’impatto ambientale, a causa delle emissione derivanti dai sistemi di combustione di piccola taglia. Caldaie e stufe sono responsabili, in modo sia diretto sia indiretto, di emissioni fortemente nocive per la salute umana.

Come riscaldarci in modo sicuro, allora? Un aiuto, certamente non risolutivo ma interessante, viene dall’utilizzo di caldaie bifuel – cioè a doppia alimentazione, mista o ibrida, e a ridotta potenzialità (20 o 40 chilowatt termici) – come quella sviluppata presso l’Istituto di ricerche sulla combustione (Irc) del Cnr di Napoli. Tali caldaie consentono di utilizzare al meglio e nel momento più opportuno combustibili differenti, sommandone i vantaggi e riducendone gli svantaggi, e offrono, tramite la riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili a favore dei bio-combustibili, un contributo significativo alla produzione di energia ecocompatibili.

“Tra le potenzialità di una caldaia bifuel”, spiega Riccardo Chirone dell’Irc-Cnr, “spicca quella di utilizzare combustibili rinnovabili ed economici, per esempio biomasse, che permettono di diminuire la produzione di gas serra. Ma un risultato soddisfacente può essere raggiunto solo se si utilizza una tecnologia idonea alle caratteristiche del bio-combustibile utilizzato”. Da qui il progetto di una caldaia a letto fluidizzato capace di utilizzare bio-combustibili differenti come trucioli, pellet (piccole pastiglie di legno compresso), cippato di legno, residui agricoli, ecc. “In collaborazione con Riello Spa, industria leader del settore”, sottolinea Chirone, “abbiamo realizzato una caldaia di concezione innovativa, poco ingombrante e in grado di assicurare maggiore efficienza energetica e compatibilità ambientale. L’innovazione non ha riguardato solo la progettazione di un nuovo tipo di camera di combustione e la possibilità di alimentazione multi-combustibile, ma anche aspetti di grande attualità e importanza, quali la riduzione delle emissioni di particolato solido PM 10 e PM 2,5”.

Come funziona questa nuova caldaia? La tecnologia di combustione scelta è quella dei ‘reattori a letto fluido bollente’, utilizzata per la combustione di fossili solidi (carbone) o alternativi, come biomasse, residui di processi industriali o combustibili ricavati dai rifiuti Cdr-Rdf (Refuse derived fuel) di grossi impianti industriali o termoelettrici. In questo “è come se qualcuno”, spiega Chirone, “alimentasse la combustione soffiando velocemente dal basso con una tale intensità da riuscire a mantenere in sospensione il combustibile e il materiale inerte costituente il letto”.
Molti i vantaggi del sistema: combustione raggiunta a temperature relativamente basse, inferiori rispetto a quelle dei bruciatori tradizionali (800 °C contro gli oltre mille delle attuali tecnologie a fiamma); migliori capacità di trasferimento di calore all’acqua del circuito di riscaldamento; facilità di regolazione del carico termico, particolare che rappresenta una variabile nevralgica, poiché quantifica l’energia necessaria per riscaldare a sufficienza un locale anche nei giorni più freddi dell’anno.


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