Combattere il caldo risparmiando energia

Combattere il caldo risparmiando energia

La diffusione dei condizionatori estivi sta cambiando i consumi elettrici delle famiglie italiane. Alcuni semplici accorgimenti nel momento dell’acquisto e dell’uso possono consentire rilevanti risparmi.

Non più considerati un bene di lusso, i condizionatori sono ormai visti come un elettrodomestico a volte irrinunciabile. L’impiego di tali apparecchi ha subito una fortissima diffusione, non solo nel tradizionale ambito dei luoghi di lavoro, ma soprattutto nelle abitazioni private. Al punto che il loro mercato è quello che ha registrato il maggior trend di incremento nelle vendite di elettrodomestici.

Il crescente utilizzo degli impianti condizionamento ha determinato da alcuni anni un incremento significativo nei consumi elettrici dei mesi estivi.

I maggiori consumi elettrici in Italia, infatti, si sono sempre registrati nei mesi invernali. Proprio in seguito alla diffusione dei condizionatori, lo scorso anno per la prima volta il record assoluto dei consumi si è invece avuto a giugno. Per la precisione il 27 giugno, allorché, complice il caldo torrido, la potenza richiesta sulla rete nazionale ha toccato i 55.619 MW, superando di 80 MW la precedente punta invernale (55.539 MW, 26 gennaio 2006), e di 1.456 MW quella estiva del 28 giugno 2005, che a sua volta aveva costituito un record.

Lo sviluppo dei consumi elettrici legati alla diffusione dei condizionatori impone la necessità di effettuare scelte corrette sia nel momento dell’acquisto, sia nel loro utilizzo. Una scelta oculata consente infatti di contenere i consumi in modo a volte rilevante, con evidenti benefici sia per le bollette familiari, sia per gli impatti ambientali.
La scelta giusta

Innanzi tutto è opportuno distinguere tra condizionatori mobili e fissi, in grado di soddisfare esigenze e situazioni diverse. Quelli fissi sono più efficienti, meno rumorosi e anche meno costosi nel caso si debbano climatizzare volumi superiori ad un ambiente.

Gli impianti mobili risultano invece più pratici – poiché non richiedono l’intervento di installatori specializzati e lavori in muratura- e flessibili, potendo essere spostati agevolmente da una stanza all’altra. E’ svantaggioso tuttavia che, durante l’uso, si deve mantenere socchiusa una finestra per permettere il passaggio di tubi.

Una volta individuata la tipologia di apparecchio più adatto alle esigenze, ai fini dei consumi energetici e del comfort atteso è fondamentale dimensionare correttamente l’impianto. Di regola ogni stanza dovrebbe essere dotata di un’unità interna refrigerante. È sempre controproducente tentare di rinfrescare più ambienti con un unico apparecchio, magari posizionato in spazi distributivi comuni (corridoi, ingressi).

Il corretto dimensionamento dell’impianto va invece basato sul calcolo dei metri cubi dell’ambiente da condizionare, corretto con eventuali altri parametri, quali la maggiore o minore esposizione al sole, l’entità della superficie vetrata presente nella stanza eccetera.

La potenza refrigerante di un condizionatore viene generalmente espressa in Btu/h (British thermal unit per ora), che indica la capacità di un apparecchio di cedere o assorbire il calore in un’ora. La potenza in Btu/h è il dato fondamentale da valutare al momento dell’acquisto.

Calcoli indicativi dei Btu/h necessari alle proprie esigenze possono essere fatti tramite apposite formule facilmente reperibili in Internet (si veda, ad esempio, “l’opuscolo ENEA” riportato nei link correlati). Si tratta però di calcoli che – pur verosimili – conservano un certo margine di approssimazione. In pratica solo un installatore esperto, dopo un sopralluogo tecnico, può determinare l’effettivo fabbisogno frigorifero di un ambiente in relazione alla tipologia e alle caratteristiche tecniche degli impianti che si pensa di utilizzare.

Optare per un apparecchio sottodimensionato risulta poco conveniente poiché – per raggiungere la temperatura desiderata – dovrà restare molto tempo in funzione, con conseguenti elevati consumi elettrici e rapido deterioramento. Ma va evitato anche l’errore opposto: una macchina sovradimensionata, infatti, raggiunge troppo velocemente la temperatura impostata e non riesce a deumidificare adeguatamente l’ambiente. Il corretto grado di percentuale di umidità presente nell’aria è invece un aspetto fondamentale per avere una giusta percezione di fresco e quindi anche per non sprecare energia.
Pensare anche all’ambiente

Da quest’ultimo punto di vista va poi considerato che – pur nella stessa tipologia di apparecchi – il mercato offre macchine con efficienza di rendimento molto diverse. L’acquisto di un condizionatore di classe energetica alta comporta una maggiore spesa iniziale, ma permette di risparmiare sulla bolletta elettrica e di dare una mano a salvaguardare l’ambiente, riducendo le emissioni di CO2. Un condizionatore di “classe A”, ad esempio, rispetto ad uno di “classe C”, permette un risparmio pari a circa il 30% l’anno sui consumi elettrici, cosa che fa recuperare 2-3 anni la maggiore spesa iniziale sostenuta.

Dal punto di vista ambientale è infine utile ricordare che andrebbe evitato l’acquisto di apparecchi contenenti come fluidi refrigeranti i clorofluorocarburi (CFC), gli idroclorofluorocarburi (HCFC) o il freon (R22). Si tratta infatti di gas che, una volta emessi nell’atmosfera, sono molto persistenti ed hanno un altissimo potenziale di effetto serra. Basti dire che ogni molecola di CFC ha una capacità climalterante equivalente a 10 mila molecole di CO2.

Da gennaio 2004, le norme UE hanno vietato di produrre apparecchi che impieghino tali gas e dal 2010 è vietata anche la loro commercializzazione. Oggi questi fluidi refrigeranti dannosi, sono stati sostituiti con liquidi di nuova concezione. Attenzione, quindi, a non farsi attirare da offerte in apparenza molto convenienti, ma che in realtà porterebbero all’acquisto di prodotti “fuori legge” nel giro di pochi anni.

Maria Pia Terrosi
Enel.it


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