Gli speculatori del clima

Gli speculatori del clima

Category : Clima

"A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca" dice una frase rimasta famosa attribuita al senatore Giulio Andreotti. Ebbene, questa frase nella sua crudeltà riesce a fotografare alla perfezione la spietata realtà che ci circonda. Non per pensare male, ma sembra che tutto il sistema industriale (e politico) che ruota attorno al global warming, abbia qualcosa di molto grosso da occultare, qualcosa che se fosse svelato, potrebbe aiutare l’ignaro cittadino a comprendere la vera portata di questo fenomeno che sta preoccupando gran parte degli studiosi del mondo intero.

La notizia proviene dal Financial Times e parla di quegli speculatori a cui l’emergenza climatica sta fornendo opportunità di facili guadagni con il commercio del carbonio, commercio destinato a svolgere un ruolo sempre più importante nel prossimo futuro. Un mercato florido e che fa gola a molti: si prevede che il mercato raddoppierà di valore, attestandosi attorno ai 50 miliardi di €uro entro il 2010, con il settore non regolato che invece dovrebbe salire a 4 miliardi nello stesso periodo.

Ci sono società che chiedono prezzi maggiorati per introdurre tecnologie pulite che costano decisamente meno rispetto a quanto paga il consumatore. Maggiorazioni del prezzo anche per processi di ammodernamento, da tempo in bilancio, provvidenzialmente imputati all’emergenza clima.

Il Financial Times indaga poi sul meccanismo dei crediti di emissioni di gas serra, il sistema introdotto dopo il Protocollo di Kyoto, che consente ai Paesi una compravendita di quote di anidride carbonica. I "cowboys del carbonio", li ha definiti il quotidiano britannico, trader che trafficano in crediti di emissione che fanno conto su riduzioni di gas serra avvenute solo sulla carta e non corrispondenti a tagli reali, insomma,  ci sarebbero riduzioni di emissioni fasulle perche vendute più volte e senza alcun riscontro sull’ambiente.

I crediti di emissione gas serra arrivano fino a 15 euro a tonnellata e ogni tonnellata di HFC-23, un potentissimo gas ad effetto serra che ha un periodo di permanenza in atmosfera lunghissimo, è l’equivalente di 11.700 tonnellate di anidride carbonica.

Per questo, volendo porre un freno a questo obrobrioso arricchimento da parte di questi peculatori, pare che le Nazioni Unite siano intenzionate a proporre delle nuove regole che permetterebbero alle sole fabbriche di HFC costruite prima del 2004 di usufruire dei crediti.

Ma il quotidiano va ben oltre, svelando una nuova ondata di prodotti chimici, fertilizzanti, fabbriche di esplosivi che producono ossido di azoto (NOx), con un effetto sul riscaldamento globale ben 310 volte più potente dell’anidride carbonica…

Qualcosa mi dice che di questa faccenda se ne parlerà più diffusamente in seguito.

Pubblicato da Luciano Vecchi


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