Ok del Consiglio dei Ministri al Ddl contro gli eco-reati. L

Ok del Consiglio dei Ministri al Ddl contro gli eco-reati. L

Category : Ambiente

tratto da e-gazette.it

Carcere “duro”, fino a 10 anni più le aggravanti, e multe salate, fino a un massimo anche di 250 mila euro, contro i criminali dell’ambiente mentre le ecomafie vengono riconosciute come associazione a delinquere. Il 24 aprile scorso il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al giro di vite sui crimini ambientali approvando il Ddl sugli eco-reati che dà la delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della relativa disciplina. “Finalmente avremo i delitti ambientali nel codice penale e vengono punite le ecomafie. L’Italia è più europea, siamo in anticipo sulla direttiva comunitaria. Ora auspico tempi brevi in Parlamento”, ha detto il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Auspicio condiviso anche dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella: “Il Ddl è di grande importanza” e dimostra “grande attenzione e sensibilità”, ora “ci auguriamo trovi ampio sostegno in Parlamento per una rapida approvazione”. Niente più disastri ambientali impuniti ma da ora in poi tutte le “Seveso” saranno perseguite con multe fino a 250 mila euro e dieci anni di carcere in caso di ripercussioni sull’incolumità pubblica. Stesse alte pene sono previste per chi traffica o abbandona scorie nucleari. Altro punto altamente qualificante del provvedimento, composto di cinque articoli, il capitolo ecomafie, che rientrano nel 416 e nel 416-bis del Codice Penale, come reati di associazione a delinquere. Pene aumentate di un terzo. Il Ddl interviene anche contro il traffico illecito dei rifiuti per tre tipologie di scarto, ordinario, pericoloso e radioattivo. Le multe arrivano fino a 200 mila euro mentre la reclusione a otto anni a seconda del reato. Pene aumentate di un terzo se dal fatto deriva il pericolo concreto di una compromissione durevole o rilevante. Se dal fatto deriva il pericolo concreto per la vita o l’incolumità delle persone, le pene previste nei tre casi sono aumentate fino alla metà e l’aumento non può essere comunque inferiore a un terzo. Previsti poi i delitti di inquinamento e danno ambientale; di frode e impedimento al controllo. Punito anche chi danneggia il patrimonio naturale: da uno a tre anni e multe da due a 20 mila euro per chi distrugge flora e fauna. Il Ddl eco-reati introduce anche la possibilità di condanna alla bonifica e la reclusione da uno a quattro anni e multa da 20 mila a 50 mila per chi offende le risorse ambientali a livello economico. Ma non solo pene e multe. Il provvedimento prevede il “ravvedimento operoso” che riduce le pene della metà a due terzi per chi aiuta le indagini e la causa di non punibilità prevista per chi volontariamente elimina il danno da lui provocato prima che sia esercitata l’azione penale. Ogni pena è aumentata di un terzo in caso di crimini compiuti ai danni di aree protette o beni sottoposti a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico.
Secondo l’ultimo rapporto Legambiente sulle ecomafie, vengono commessi tre reati contro l’ambiente ogni ora, per un giro d’affari di 23 miliardi di euro. Inoltre, ogni anno sparisce nel nulla una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso, il traffico di animali selvatici vale oltre 3 miliardi ogni anno e nel cosiddetto Belpaese ci sono migliaia di case abusive (30 mila solo nel 2006). Nel 2006 sono state accertate dalle forze dell’ordine 23.668 infrazioni e le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) sono stabilmente ai primi quattro posti della classifica con il 45,9% dei reati ambientali. L’allarme rosso arriva dal fronte rifiuti, soprattutto quelli speciali, pericolosi e non. Quelli fatti sparire nel nulla sono almeno 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto e il business della ‘Rifiuti Spa’ cresce in un anno del 38%. La Cina diventa la nuova meta delle ecomafie ma tra le mete dei traffici illegali anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del nord Africa. Alla Campania il record delle violazioni delle leggi ambientali con il 13,5% del totale nazionale.


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