Se a bocciare il nucleare è Leonardo Maugeri dell

Se a bocciare il nucleare è Leonardo Maugeri dell

Category : Nucleare

Il nucleare costa troppo: per costruire le centrali, per stoccare le scorie e, alla fine, per dismettere gli impianti. Fin qui niente di nuovo, almeno per i lettori di greenreport, abituati a leggere su queste pagine affermazioni di questo genere (sempre accompagnate da dati a supporto).
Ma se a dirlo è Leonardo Maugeri, direttore strategie dell’Eni su un libro di prossima uscita, allora è una notizia. Il libro si intitola “Con tutta l’energia possibile” (edito da Sperling e Kupfer e in libreria dal 26 febbraio) di cui il settimanale L’Espresso dà una anticipazione.
Maugeri sostiene che la ricerca sul nucleare ha goduto negli ultimi 50 anni della maggior parte dei finanziamenti pubblici da parte dei governi dei paesi industrializzati, mentre alle energie rinnovabili sono state lasciate solo poche briciole, che l’autore stima in una quota pari al 10% del totale dei finanziamenti erogati. Un enorme impegno economico che comunque dei risultati ne ha dati; peccato (per i sostenitori dell’atomo come fonte energetica alternativa) che siano diametralmente opposti a quelli aspettati.
Ma soprattutto- sostiene Maugeri- questo immenso sforzo non ha consentito di dissipare le principali ombre che da sempre le tecnologie atomiche si portano appresso.
Ad esempio il fatto che i reattori di nuova costruzione possano vantare un ciclo di vita doppio rispetto a quelli del passato, senza dubbio rende più competitiva (rispetto al passato) la produzione di energia elettrica perché permette un ammortamento su tempi più lunghi sia dei costi fissi che di quelli variabili. Ma non basta a rendere l’energia nucleare competitiva rispetto alle altre fonti non rinnovabili: i costi del chilowattora prodotto con carbone e gas, secondi i dati del Mit, sono rispettivamente di 4,2 centesimi e 4,1 centesimi di dollaro, mentre il chilowattora nucleare (di una centrale in grado di operare per quarant’anni) costa ben 6,7 centesimi di dollaro. Tanto che nemmeno l’introduzione di una carbon tax di 50 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa da centrali a carbone, potrebbe rendere vantaggioso il nucleare.
Confronto (che come più volte scritto) non regge nemmeno rispetto alle energie rinnovabili mature, divenute ormai assolutamente competitive.
I motivi degli alti costi del chilawattora nucleare, secondo Maugeri, sono da ricercare su vari fronti, a partire dai lunghi tempi che trascorrono tra decisione e realizzazione di una centrale: nel periodo 2001-2005 è stata completata, nel mondo, la realizzazione di 16 reattori la cui costruzione (dai permessi all’allacciamento alla rete elettrica) è avvenuta con tempi che si attestano attorno ai 200 mesi, ovvero quasi vent’anni.

Altro aspetto che fa lievitare i costi è determinato dal problema del trattamento delle scorie e dello smantellamento (decommissioning) dell’impianto arrivato a fine vita. E che oltre ai costi porta con sé un problema legato alla sicurezza e alla ricerca del consenso delle popolazioni per individuare il sito ove collocare i materiali di risulta sia dell’attività che dello smantellamento di una centrale, che sappiamo avere un livello di pericolosità e di longevità assai critici.

Riguardo alle scorie l’immagine usata per descrivere l’ammontare del problema alla situazione attuale, che vede nell’Europa a 25 crescere i rifiuti nucleari ad un ritmo di 40mila metri cubi/anno pari a 100mila tonnellate, è quella di un edificio a base 850 metri quadri e alto 10 piani e che aumenta di 1 piano l’anno: una mole gigantesca che ha a disposizione soli due sedi di ritrattamento per tutta Europa,
ovvero La Hague in Francia e Sellafield in Inghilterra.

Arrivando ai costi di decommissioning, per una centrale da 1.000 mw, Maugeri indica che in media possono andare dai 500 milioni di dollari fino a un max di 2,6 miliardi di dollari, a seconda della tecnologia del reattore: costi equiparabili a quelli necessari per costruirne una ex novo. Un costo difficilmente insopportabile –dice Maugeri- per quanti non lo abbiamo opportunamente fatto pagare in bolletta nel corso degli anni. Che è esattamente quanto è avvenuto nel nostro paese.

Tratto da Greenreport.it del 23/02/2008


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